Tra moda e lusso in Europa i cinesi spendono 19 miliardi

In Europa i turisti cinesi spendono per lo shopping 19 miliardi di euro e sono ormai i più importanti clienti stranieri dei marchi della moda e del lusso, seguiti dagli altri asiatici con 7 miliardi e dagli americani con 4. Ma gli acquisti di tutti i turisti al di fuori del proprio continente pesano ormai per 61 miliardi, pari a una fetta del 30% del mercato mondiale dei beni di lusso, con i duty free in veste di assopigliatutto: 27 miliardi.

I dati sono contenuti nel report "All about China", da poco diffuso da Exane Bnp Paribas, a cura di Luca Solca, Paola Bertini e Hui Fan. «La domanda di lusso in Cina - dice Solca, managing director equities e sector head luxury di Exane - si sta diffondendo in un mosaico di segmenti: i ricchi spendono come matti e stanno diventando sempre più sofisticati, ma la crescita più forte sarà trainata dagli affluent». Per inciso, il numero dei Paperoni in Cina è sceso a 157 nel 2012 rispetto ai 176 dell'anno precedente, mentre la loro ricchezza è calata del 5% a 425 miliardi di dollari, principalmente a causa dei problemi legati al real estate e all'andamento non brillante della Borsa di Shanghai, in calo alla fine dell'anno scorso del 50% rispetto ai massimi del 2010. Inoltre, non va dimenticato che nei mesi della transizione verso la nuova leadership politica la propensione ai consumi dell'intera Cina ha rallentato bruscamente, mettendo in allarme anche i big brand del lusso.

PUNTARE SUGLI AFFLUENT
Comunque, rileva Solca, «la crescita della classe media cinese è attesa come il più importante trend sociodemografico dei prossimi dieci anni e, incrociando questi dati demografici con la media della spesa nel lusso pro capite, possiamo concludere che saranno i cinesi affluent, e non i super ricchi, a trainare almeno il 70% della futura spesa in beni di lusso. Insomma, il focus dei brand resta il consumo aspirazionale».
Ma torniamo alla Vecchia Europa. Se il numero dei cinesi che viaggiano all'estero per ragioni personali è decuplicato in dieci anni, secondo il National bureau of statistics of China, la propensione spinta all'utilizzo di internet li ha aiutati a informarsi in modo approfondito sui marchi del cuore e sui prezzi dei prodotti preferiti in Europa, l'aspetto primario nelle loro scelte di fare shopping qui anziché nel loro Paese, dove pure i negozi certo non mancano.
Sono quasi 600 milioni gli utenti unici nel 2012, pari al 42% della popolazione, e cresceranno a quota 700 milioni nelle stime del 2015, con una quota sulla popolazione di poco superiore alla metà.

IL PESO DEL CONFRONTO
È stato proprio il confronto dei prezzi sul web a far comprendere ai cinesi assetati di status symbol che conviene abbinare i viaggi di lavoro e/o di piacere con lo shopping: fatto cento il listino nell'Europa occidentale, nella media dei marchi del lusso, nella Mainland China si balza a 150 (si veda anche Moda24 del 31 agosto 2012). Risalendo a pochi anni fa, nel 2009 per la precisione, «almeno il 60% dei consumatori cinesi – dice ancora Solca – sottostimava il differenziale».
Ecco, dunque, che i viaggi dei cinesi sono diventati letteralmente vitali per l'industria del lusso, con diversi big brand che stanno mettendo a segno performance strabilianti nella vendita a questa nazionalità di clienti. «I cinesi – puntualizza Solca – sono ormai il segmento più importante al mondo nei consumi del lusso, con quasi un quarto del totale del mercato e poco meno di un quarto della spesa in Europa. Dati recenti di Global Refund indicano come essi siano in prima posizione, con una spesa nel mondo nel settore lusso di circa il 25% del totale tax free».
Sempre in Europa, al secondo posto dietro i cinesi si piazzano i russi con il 20%, seguiti dai giapponesi con il 5, dagli statunitensi con il 4, dai brasiliani con il 3. In Francia, il peso dei cinesi nello shopping tax free è più che raddoppiato in tre anni, passando al 29% nel 2012 dal 14% del 2009. E in Italia? Qui i cinesi sono secondi, ma di poco, dopo i russi, con il 18%, mentre in Gran Bretagna sono raddoppiati al 20% tra il 2009 e il 2012.

CHE COSA INCIDE SUI LISTINI
Ma prezzi così alti per il lusso in Cina sono davvero giustificati soltanto da dazi e imposte? La risposta di Exane è no: «Circa il 70% del gap di prezzo fra Cina ed Europa – conclude Solca – è giustificato dal regime impositivo, fra dazi e Iva, mentre il restante 30% è semplicemente mark-up. Stimiamo così che i brand del lusso si "godano" un 15-20% di margini in più nella Repubblica popolare rispetto al Vecchio continente. Poiché la tendenza crescente dei cinesi di fare shopping in Europa piuttosto che in Cina non è necessariamente un motivo per preoccuparsi dei profitti, visto che i turisti cinesi comprano generalmente prodotti più costosi in Europa, ci attendiamo che la forbice si restringerà nel tempo con l'incremento della globalizzazione dei consumatori».
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