François-Henri Pinault: «Per Pomellato pronti a chiudere entro fine aprile»

François-Henri Pinault
François-Henri Pinault

Kering. Anticipato nelle settimane scorse da alcune indiscrezioni e annunciato ufficialmente ieri, sarà questo il nuovo nome di Ppr, il gruppo francese del lusso che possiede i marchi italiani Gucci, Bottega Veneta, Brioni, Sergio Rossi e che spera di aggiungere ben presto alla lista Pomellato.

Dalla sua creazione - 50 anni fa, nel 1963 - è l'ottava volta che la società cambia nome. E la quinta dal suo ingresso in Borsa, nel 1988. Ma è la prima in cui scompare del tutto il riferimento alla famiglia Pinault. Quella del fondatore François, che senza neppure il diploma ha prima creato in Bretagna un'azienda di commercio del legno e poi un gruppo di primo piano sulla scena economica francese e internazionale. E del figlio François-Henri, accogliente cinquantenne sposato con l'attrice messicana Salma Hayek, al comando dal 2003.

«Scompare il richiamo diretto alla famiglia - spiega François-Henri - ma non alle sue origini, alle nostre radici. Le prime tre lettere del nuovo nome compongono una parola, ker, che in bretone significa focolare domestico. Quello cioè che la casa madre rappresenta per le aziende che entrano a far parte del gruppo. E il logo che accompagna il nome rappresenta una civetta, animale elegante che vede anche di notte con un campo visivo molto ampio, ma soprattutto l'animale preferito da mio padre, che ne ha una vera e propria collezione».

E il resto del nome?
Ing è il suffisso inglese che indica movimento, dinamismo. L'idea che vogliamo trasmettere è infatti quella di un gruppo in fase di continua costruzione. E poi c'è la parola nel suo insieme, che suona bene in tutte le lingue e richiama l'inglese 'to care'. L'allusione è al modo in cui facciamo attenzione ai nostri marchi, alle nostre imprese, alla maniera che abbiamo di occuparci di loro rispettandone però cultura, tradizione e management. Quasi un accompagnamento.

C'è anche uno slogan
Sì, l'operazione è completata dal motto 'empowering imagination'. Si riferisce ancora al ruolo, all'atteggiamento del gruppo nei confronti dei suoi marchi, quello cioè di stimolarli, di sollecitarli e di sostenerli affinché l'immaginazione, la liberazione delle idee, il lavoro di creazione permettano loro di svilupparsi.

Perché cambiare il nome proprio ora?
Perché è nel 2013 che si realizza la completa mutazione del gruppo. In giugno ci sarà la quotazione di Fnac ed entro la fine dell'anno ci sarà la cessione della Redoute. La società abbandonerà definitivamente tutte le attività nella distribuzione per dedicarsi esclusivamente ai due poli del lusso e dello sport&lifestyle. Il primo che abbiamo costruito intorno a Gucci e il secondo che stiamo costruendo intorno a Puma.

Due poli che in questi anni vi hanno dato soddisfazioni ben diverse, visto che il lusso rappresenta il 64% dei ricavi ma l'84% del risultato operativo, lasciando allo sport solo le briciole.
Vero, anche se Puma è un marchio dalle straordinarie potenzialità e prometto che sarà la nostra nuova, splendida avventura. Si tratta di una società cresciuta molto velocemente e che per passare alla tappa successiva ha bisogno di un nuovo management, con più esperienza, che abbia la capacità di gestire la complessità del processo di integrazione che stiamo realizzando.

Per questo ha nominato alla presidenza il suo braccio destro Jean-François Palus
Sì, e a metà aprile arriverà anche il nuovo amministratore delegato. Sono convinto che in questo settore ci siano spazi enormi per un terzo attore dopo Nike e Adidas. E che nel giro di cinque, dieci anni al massimo, Puma può raddoppiare il suo fatturato attuale, con una buona redditività.

Avete in programma altre acquisizioni?
Nello sport ci dedicheremo prima a risolvere i problemi di Puma. Quando sarà sufficientemente solida provvederemo a concludere il piano di costruzione del polo, oggi solo abbozzato. Quanto al lusso non abbiamo specifiche necessità, ma guardiamo tutti i dossier che possono essere funzionali all'arricchimento del nostro portafoglio, cerchiamo di essere reattivi rispetto al mercato. Com'è successo con Brioni per la moda uomo e la cinese Qeelin per l'oreficeria.

Su Brioni non fornite cifre. Siete soddisfatti?
Il 2012 è andato bene e siamo molto contenti del lavoro che sta facendo il nuovo direttore artistico Brendan Mullane

Immagino che per le acquisizioni nel lusso guardiate in particolare all'Italia?
L'Italia è uno straordinario bacino di savoir faire, di cultura artigianale, quindi è normale che ci sia una particolare attenzione per l'Italia, dove ci sono ancora molte imprese interessanti.

Che rispondono cioè alle caratteristiche che Pinault ha più volte ricordato: di dimensioni piccole o medie, possibilmente familiari, con una grande tradizione e forti potenzialità di sviluppo internazionale.
Come Pomellato, appunto. Ppr, anzi Kering, se la deve vedere con Prada, Swarovski e Swatch, ma sembra in buona posizione. L'operazione, da circa 250 milioni, dovrebbe chiudersi tra metà e fine aprile.

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