Per il Lanificio Colombo vendite record di tessuti preziosi e cashmere

Non c'è risentimento né desiderio di rivalsa nelle parole di Roberto Colombo, energico e appassionato imprenditore che guida il Lanificio fondato dal padre Luigi alla fine degli anni 60. C'è molto orgoglio, però.
«Per molti anni ci siamo sentiti dire che il tessile era un settore maturo e quindi destinato a morte lenta e che chi, come noi, continuava a crederci, sarebbe andato incontro a bruttissime sorprese – racconta Colombo –.

Il tessile è un settore maturo, nessuno può negarlo. Ma non per questo è privo di futuro, anzi. Soprattutto se, come abbiamo fatto noi, si mantiene la qualità dei prodotti altissima e si continua a investire in ricerca e sviluppo e nella formazione delle persone. Poi, certo, si può diversificare nel prodotto finito, che offre margini più alti rispetto ai tessuti. Abbiamo fatto anche questo e con discreto successo, ma il nostro cuore continua a battere per la divisione tessuti e dalla fine del 2012 sforzi e passione sono stati ripagati».
Lanificio Colombo vende tessuti in cashmere e altri filati pregiati a tutti i più importanti marchi della moda e soprattutto del lusso, italiani e francesi in particolare. Nel 2012 il fatturato è stato di circa 70 milioni, ma per il 2013 Roberto Colombo prevede una rinnovata crescita. «Dalla fine dello scorso anno le vendite di tessuti in cashmere sono aumentate del 100% e quelle degli altri tessuti pregiati del 50%. Se continua così nel 2013 arriveremo a produrre mezzo milione di metri di tessuti in cashmere, una quantità uguale a quella del 1994, che per noi fu un anno record. Grazie al Giappone, che era al suo picco di boom economico, e grazie alla svalutazione della lira che fu fatta in quel periodo e che ovviamente favorì le aziende che esportavamo molto, come il nostro Lanificio».

Questa esplosione della domanda si spiega in parte con la resilienza del settore del lusso (secondo le previsioni di Bain ad esempio nel 2013 ci sarà una crescita del 10% dei consumi mondiali) e in parte, precisa Colombo, con la domanda che viene dalla Cina. «Parlando con i nostri clienti ho capito che i consumatori cinesi sono già diventati dei veri intenditori di lusso: non cercano solo il logo, chiedono prodotti di altissima qualità in tutto, dal tessuto alle finiture allo stile. Non dovremmo stupirci: è vero che hanno avuto il comunismo, ma è anche vero che prima c'erano stati 3mila anni di storia e di cultura, anche tessile. Nessun regime può cancellare un patrimonio simile».
Nel 2013 il Lanificio di Borgosesia (Vercelli) continuerà a investire in ricerca e sviluppo circa il 6% del fatturato e potenzierà ulteriormente la rete di monomarca. La divisione prodotto finito assorbe il 30% dei ricavi e Roberto Colombo è soddisfatto: «I negozi di Milano e Porto Cervo e quelli che abbiamo in Corea stanno andando molto bene e in giugno apriremo a Roma. Ma non abbiamo fretta, stiamo ancora imparando un mestiere che si è aggiunto a quello di tessutai e tessitori. Spero invece che la politica si renda conto, in fretta, di quanto la nostra filiera tessile, ancora integra, faccia gola a investitori stranieri, francesi in primis. Difenderla dovrebbe essere una priorità per tutti, non solo per noi imprenditori appassionati, che però spesso veniamo lasciati soli».

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