Con i telai in 3D la brianzola Cifra dice addio alle cuciture e sforna intimo e sportswear per le griffe

Ogni giorno confezionano fino a 150mila paia di collant. Ogni mese, in totale, la realizzazione di pezzi, tra legging, magliette, capi tecnici per lo sport, costumi da bagno, biancheria intima, può arrivare fino a 4 milioni e mezzo di unità: tutti senza cuciture e indemagliabili. È la mole produttiva della Cifra Spa, azienda brianzola responsabile della produzione di capi in pizzo seamless (senza cuciture, appunto) per Calzedonia e per molti dei marchi più noti di tutto il mondo come Victoria's Secret, Hanesbrands, Wolford e Jonathan Aston. La grande innovazione di Cesare Citterio, presidente dell'azienda, è stata aver importato dal Giappone telai raschel doppia frontura jacquard che permettono la complicata filatura per un pizzo tridimensionale e quindi un risultato estetico unico. «Le macchine che producono seamless non sono certo una novità, ma di solito lavorano in modo circolare - spiega Citterio -; noi abbiamo la possibilità di ottenere questa fattura con macchine rettilinee che arrivano a intrecciare 4mila fili per una maglietta e dunque la lavorazione non è più bidimensionale, ma si ottiene quell'effetto disegno in rilievo tipico del ricamo».

La storia di quest'azienda è una bellissima speranza per il nostro futuro industriale. Una piccola impresa di famiglia per la produzione di reti per la raccolta delle olive, un padre che manda il figlio a studiare ingegneria in Germania e il ragazzo che torna a casa con un'idea: riconvertire.
Investe e rischia in proprio, perché grazie al cielo ogni tanto qualche cervello non fugge, ma resta qui e porta innovazione. «Quindici anni fa abbiamo capito che dovevamo evolvere - racconta -, abbiamo iniziato a comprare questi macchinari costosi, circa 600mila euro l'uno, oggi ne abbiamo 30 e lavorano tutti, non abbiamo macchine ferme, mentre altri imprenditori devono fermare la produzione e mettere gli operai in cassa integrazione». Gli impiegati interni sono attualmente 70, più del triplo rispetto a quando producevano le reti agricole. La tintura e la finitura sono fatte in outsourcing, tutto in Italia per la produzione europea, mentre per il mercato americano si affidano a una ditta israeliana. Cifra è terzista al 20% per aziende italiane e all'80% straniere.

Il fatturato si aggira sui 12 milioni di euro, ma Citterio è ottimista per il futuro, la grossa crescita c'è stata una decina di anni fa: «abbiamo fatto il botto subito, raddoppiando continuamente fino a un rallentamento a causa della congiuntura economica, ma non abbiamo mai perso quello che avevamo acquisito. Ora si ricomincerà a crescere perché stiamo stringendo nuovi accordi con multinazionali imponenti». Lo sportswear è il settore che permette di sperimentare maggiormente e di creare pezzi più ricercati. «Ormai le persone hanno la possibilità di spendere poco per calze e magliettine nelle catene del fast fashion – prosegue Citterio –, ma nell'abbigliamento tecnico riusciamo a proporre indumenti più complessi e quindi più costosi perché gli sportivi cercano alte performance. Ogni giorno lavoriamo su almeno 15 modelli diversi, sforniamo continuamente nuovi brevetti. Si tratta davvero di alta ingegneria». Alcune di queste fibre sono riciclabili al 100%, permettono l'isolamento termico e contemporaneamente la traspirazione.

Per farsi conoscere, soprattutto oltreoceano dove i clienti impazziscono per il seamless, Citterio si accaparra clienti che lui definisce "civetta", cioè designer interessanti per la loro visibilità e non per la consistenza di ordinativi. «Per esempio l'americano Mark Fast, lui veste Beyonce, per noi è un colpaccio, la gente impazzisce per un vestitino di pizzo indossato da lei durante un concerto. Ora siamo in trattativa anche con uno degli stilisti di Lady Gaga».
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