Gucci continua la guerra contro lo stile "scopiazzato" di Guess: «Un danno alla nostra immagine e al made in Italy»

Borsa e scarpe Guess a confronto con Gucci
Borsa e scarpe Guess a confronto con Gucci

Il ricorso in appello sarà depositato al più presto: Gucci non ci sta a "subire" la sentenza depositata il 2 maggio dal Tribunale di Milano, che ha escluso contraffazioni da parte dell'americana Guess dei marchi più noti e emblematici dell'azienda fiorentina, tra cui il disegno a diamante col logo G e il motivo Flora, ravvisando differenze formali tra i segni distintivi usati dai due gruppi di moda. «Una decisione potenzialmente pericolosa per la protezione e la tutela del made in Italy», l'ha definita Gucci che a New York, un anno fa, aveva festeggiato una sentenza di segno esattamente opposto: il giudice della Corte distrettuale americana del Southern district di New York aveva vietato in via permanente a Guess di imitare i marchi Gucci, riconoscendo all'azienda italiana un indennizzo economico di 4,6 milioni di dollari per i danni subiti.

Dopo i due round giocati in America e in Italia, ora toccherà ai giudici francesi e cinesi – ai quali Gucci si è ugualmente rivolta – esprimersi su un terreno scivoloso come quello della tutela della proprietà intellettuale, che vale immagine, prestigio e business. L'accusa mossa da Gucci a Guess è infatti quella di aver utilizzato marchi simili ai propri, «famosi e universalmente riconosciuti», e di aver così determinato «un indebito e parassitario agganciamento ai marchi stessi e in generale all'immagine della casa di moda fiorentina». Il ricorso intendeva colpire, in particolare, la supposta «imitazione servile dei prodotti Gucci, e la conseguente concorrenza sleale, diretta a confondere i consumatori». Il Tribunale di Milano, fa sapere Guess, ha rigettato tutte le domande proposte dalla società fiorentina, dichiarando la nullità di alcuni marchi Gucci che hanno ad oggetto il cosiddetto "diamond pattern" con logo G e il disegno Flora, e negando qualsiasi diritto di esclusiva di Gucci sul logo cosiddetto "square G".

Dunque Guess e Gucci continueranno a utilizzare i marchi usati fino a oggi in Italia: «La sentenza ha riconosciuto del tutto infondata l'accusa di "Guccizzazione" dei prodotti per confondere i consumatori e annacquare il marchio Gucci», dichiara Guess. Ma il contenzioso tra i due gruppi non finisce qui, soprattutto per i grandi interessi in ballo. Se Gucci si dice pronta a «essere vigile e fortemente impegnata nella tutela del suo straordinario patrimonio immateriale di segni distintivi iconici», considerati rappresentativi del prestigio costruito in più di 90 anni di storia, Guess liquida la questione con una battuta: «Tre anni di battaglia legale a New York e quattro anni a Milano rappresentano un imponente e inutile contenzioso che poteva essere facilmente risolto con una semplice telefonata che Gucci non ha mai fatto», dice Paul Marciano, ceo di Guess. Sarà vero?

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