Pierre Godé (Lvmh): «Italia miniera di know how». Nel weekend laboratori e atelier aperti al pubblico

Pierre Godé è vicepresidente di Lvmh Italia dal dicembre 2012 e in questi pochi mesi, sempre in viaggio tra l'Italia, la Francia e tutti gli altri Paesi in cui il gruppo è presente, è riuscito a perfezionare il suo italiano. Di cui però, sottolinea, non è ancora soddisfatto. Ma c'è da scommettere che presto lo parlerà fluentemente: ammette subito di essere innamorato del nostro Paese per una lunghissima serie di ragioni, che vanno dalle bellezze naturali e architettoniche alle opere d'arte, passando naturalmente per il clima e il cibo.

Poiché però l'arte e la buona cucina non scarseggiano neppure in Francia, Godé spiega che la cosa che forse più lo affascina dell'Italia è l'immensa quantità di know-how artigianale che siamo riusciti a preservare e che si trova in ogni città, piccolo paese, regione. Un know-how che a Lvmh – il più grande gruppo del lusso al mondo – interessa enormemente. Perché – spiega il braccio destro di Bernard Arnault, fondatore, presidente e ceo di Lvmh – «non c'è lusso senza artigianalità».

Sabato e domenica si terrà la 2a edizione delle Journées particulières, in cui aprirete le porte degli atelier Lvmh al pubblico. Come è nata l'idea?
L'idea è venuta ad Antoine Arnault (figlio di Bernard e ceo della maison Berluti, ndr) e ha raccolto subito l'entusiasmo di tutti. Le Journées sono un'opportunità per vedere il "dietro le quinte" del lusso. Le vetrine, i negozi e le persone che vi lavorano sono solo la punta dell'iceberg, che è fatto soprattutto di persone di talento che lavorano con passione e che spesso hanno ricevuto il loro sapere dalle generazioni precedenti. Ma non è solo questo: l'eccellenza delle persone si coniuga a quella delle materie prime e alla bellezza dei luoghi in cui vengono lavorate. C'è poi un elemento al quale teniamo moltissimo e che speriamo diventi chiaro a tutti coloro che parteciperanno alle Journées: il lavoro artigianale necessario alla base dei prodotti di lusso è una forma di cooperazione tra individui ed è quindi una grande scuola di vita.

In Italia saranno aperti gli atelier di Berluti, Bulgari, Fendi, Pucci e la manifattura di calzature Louis Vuitton. Non è strano che un marchio francese produca tutte le sue scarpe fra Padova e Venezia?
Non lo è: Louis Vuitton cerca l'eccellenza e l'eccellenza nelle calzature l'abbiamo trovata sulla Riviera del Brenta e lì, nel 2001, abbiamo aperto la fabbrica, che è stata poi ampliata nel 2009 e che dà lavoro a circa 400 persone. La regione ha un patrimonio di competenze artigianali che risalgono al diciottesimo secolo e che, come gruppo Lvmh, sentiamo il dovere di aiutare a preservare. Lo facciamo ad esempio fornendo cento ore di formazione all'anno ai nuovi assunti, per un periodo che può spaziare da 36 a 60 mesi. Abbiamo inoltre attivato molte collaborazioni con scuole locali, una pratica che seguiamo anche in Francia e Spagna.

Nel vostro portafoglio di oltre 60 marchi avete nomi storici della moda e del lusso italiani, come Fendi, Emilio Pucci e Bulgari. Farete altro shopping?
Sessanta marchi possono sembrare tanti. Anzi, sono tanti, però la strategia di Lvmh è di preservare l'identità di ogni brand che acquisisce. Far parte del gruppo non significa essere uniformati o perdere la propria identità. La forza di Lvmh serve a fornire supporto logistico, di sviluppo all'estero, di comunicazione. Ma ogni marchio resta una stella a sé della galassia. Quanto a nuove acquisizioni, mai dire mai. Più che da marchi famosi siamo però affascinati e interessati alle tantissime piccole e medie aziende che compongono la filiera italiana del tessile-moda, con le quali già collaboriamo in molte zone, ad esempio a Fiesso d'Artico.

Lei lavora a fianco di Bernard Arnault dal 1984. Cosa è cambiato in questi anni nel mondo del lusso?
Il vero lusso è rimasto lo stesso e si basa su creatività, innovazione ed eccellenza. A cambiare è stato il rapporto con il cliente, che molti anni fa era esclusivo per definizione, perché il mercato del lusso era più piccolo. Oggi i clienti sono molti di più, ma pretendono, giustamente, di avere lo stesso senso di esclusività. Chiedono quindi prodotti su misura e danno per scontato che un brand conosca e comprenda le loro esigenze. In questo la tecnologia ci può aiutare, penso a internet e alle possibilità che offre l'e-commerce, ma anche agli strumenti più avanzati di Crm. In fondo le Journées Particulières servono proprio a questo, a riportare il cliente al centro del nostro mondo, rendendolo partecipe dei nostri segreti.

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