In Cina i capi hi-tech di Pattern

TORINO - Dietro il successo di una sfilata c'è spesso lo zampino della Pattern, una realtà torinese emergente specializzata nella progettazione e nello sviluppo prodotto nel settore moda. «Per la stagione Spring-Summer 2014, abbiamo in fase di prototipazione 14 marchi e 15 linee, la nostra è un'azienda che resta "sottotraccia", molto votata al B2B – racconta Luca Sburlati, general manager dell'azienda fondata nel 2000 da Fulvio Botto e Francesco Martorella, dopo l'esperienza del Gruppo finanziario tessile, Gft – ma che ha sviluppato un know-how importante per il top di gamma, cioé le prime linee sia per la prototipia sia per i capi che sfilano che per tutti i campionari».

Alcuni dei più importanti brand francesi, inglesi ed americani sono le realtà servite dalla Pattern, ma tra gli scaffali dell'azienda di Collegno sbucano anche i capi dei marchi italiani del lusso. I grandi della moda, accanto ad emergenti come Gabriele Colangelo «che per noi rappresenta una scommessa ed un investimento su un vero talento italiano» aggiunge Sburlati.

Il 2009 l'anno più difficile, poi negli ultimi tre anni, ricostruisce Sburlati, la svolta, con un fatturato raddoppiato, che punta a 20 milioni, e oltre 70 addetti: «Abbiamo assunto 20 persone negli ultimi 16 mesi. La forza è stata quella di coniugare altissima artigianalità con tecnologie avanzate, la sartorialità e i classici cartamodelli ad una progettazione Cad che ormai tende a lavorare sul 3D più avanzato» spiega Sburlati.

Nelle sale riunioni della Pattern gli stilisti arrivano con i bozzetti e da lì si comincia. Alla ricerca di un mix di originalità e competenza, così come avvenuto recentemente con Nike, supportata per lo sviluppo della prima linea "made in Italy" Nsw. Nei laboratori si preparano i cartamodelli e, per le linee donna, si lavora con le "teline", prototipi realizzati in tela per la primissima fase di lavorazione e poi trasformati in capi di alta moda. Coprendo l'intero ciclo produttivo che va dal post-design – sviluppo del prodotto, prototipizzazione, campionari, la realizzazione delle produzioni, controllo qualità e logistica – al commerciale, che viene sempre gestito direttamente dalle case di moda. Il tutto con flessibilità e tempi ridottissimi: «Ci arrivano talvolta richieste di capi da realizzare in pochissimi giorni per sfilate, celebrità e red carpet, questo è il nostro punto di forza».

L'80% del fatturato della Pattern oggi vola oltre i confini nazionali e il Far East rappresenta un orizzonte assai promettente. «Stiamo chiudendo – anticipa Sburlati – un contratto con una importante realtà cinese che ha una sua rete retail, con un centinaio di negozi, e che ci ha chiesto di realizzare la linea top per il loro brand, completamente made in Italy, dallo sviluppo di prodotto alla realizzazione finale».

Un nuovo contratto che potrebbe in futuro fare la differenza sui numeri dell'azienda e che punta a tutelare il proprio know-how attraverso partnership di medio-lungo periodo, con l'impegno a progettare e realizzare i capi in Italia. «Il rischio in passato per il comparto della moda – aggiunge Sburlati – era legato al fatto che investitori asiatici acquisissero competenze per spostare poi le produzioni all'estero, in paesi low-cost, il made in Italy nell'alto di gamma invece va difeso mantenendo le produzioni in Italia ed in particolare blindando la fase creativa e progettuale».

La responsabilità sociale d'impresa è una delle ultime conquiste per la Pattern, tra le primissime aziende nel comparto tessile ad aver acquisito la certificazione SA80000, grazie a processi attenti di gestione e di valorizzazione delle persone, accanto ai temi della sicurezza e dell'ambiente.

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