Greenpeace premia Benetton per il suo impegno a difesa dell'ambiente

Dopo le polemiche che hanno travolto il gruppo Benetton lo scorso aprile, a causa della presenza di capi del brand tra le macerie della palazzina crollata a Dacca, in Bangladesh, e che ha causato la morte di oltre 1000 persone, l'impegno della storica casa d'abbigliamento di Treviso per la sostenibilità sociale e ambientale si è moltiplicato. L'attenzione ai lavoratori e all'impatto ecologico sono stati da sempre nell'agenda del gruppo. Nel caso dell'incidente a Dacca, Benetton aveva omesso controlli su fornitori, avendo affidato a terzi la produzione, modus operandi di molte aziende globalizzate. Nello specifico il Ceo di Benetton, Biagio Chiarolanza, spiegò che loro avevano comprato camicie da un'azienda indiana che aveva a sua volta subappaltato una parte della fornitura a un'altra azienda, chiamata New Wave Style, che operava in una delle fabbriche tessili nel palazzo crollato, il Rana Plaza Building. Difficile controllare una catena così complessa: il gruppo opera in 120 paesi del mondo (soprattutto Cina) e si avvale della collaborazione di 700 diversi produttori. Molti dei paesi da cui si fornisce hanno altissimi tassi di disoccupazione, e l'azienda ha sempre sostenuto di rappresentare un'opportunità di lavoro per persone la cui alternativa sarebbe nessuna possibilità di guadagno. Cioè "united colors" non solo come slogan, ma anche come impegno per una globalizzazione positiva. Il lavoro di tutela che l'azienda sosteneva è stato dimostrato da ampia documentazione, ma evidentemente non è stato sufficiente a scongiurare episodi di violazione, seppur indiretta, di diritti umani. Sicuramente il disastro del Rana Plaza ha illuminato nuovi riflettori sul gruppo e ha fatto sì che le promesse di inflessibilità sui controlli si tramutassero in realtà.

La scorsa settimana un nuovo riconoscimento da parte di Greenpeace: Benetton Group ha ricevuto conferma della validità del suo impegno pluriennale per il percorso intrapreso. Appare infatti tra le aziende leader nella graduatoria delle virtuose per il suo impegno globale per la tutela dell'ambiente, la sicurezza del prodotto e per la trasparenza delle informazioni sulle catene di fornitura. Greenpeace elogia il brand «per aver integrato i principi di prevenzione e l'impegno verso l'azzeramento di emissione di sostanze tossiche attraverso tutto il processo produttivo».

I prodotti rispettavano già gli standard internazionali in materia di sicurezza, ma recentemente hanno reso operative anche l'applicazione del marchio Eco Safe sulle linee di prodotto. L'azienda si è impegnata in misure di controllo all'avanguardia lungo l'intera catena di fornitura, con l'obiettivo di raggiungere standard ancora più elevati entro il 2020. Per questo si sono uniti al network internazionale Zdch (Zero Discharge of Hazardous Chemicals).

Gli operai tessili di Dacca deceduti lo scorso aprile, 1100 corpi ritrovati e 100 ancora dispersi, hanno costretto le aziende a controlli più stringenti e forse i committenti occidentali stanno cominciando a capire che, anche se delocalizzato, anche se indiretto, lo sfruttamento dei lavoratori senza tutele è comunque un'inaccettabile forma di schiavitù.

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