Altra puntata della vicenda Gucci vs. Guess: anche per la giustizia cinese quella del marchio Usa è «concorrenza sleale»

Un'altra puntata per la battaglia giudiziaria che da un anno contrappone Gucci a Guess, con la maison italiana, proprietà del gruppo Kering, impegnata a difendersi da quelle che sono giudicate come imitazioni firmate dal marchio di casualwear statunitense.
Una nuova puntata che stavolta giunge dalla Cina, dove Guccio Gucci SpA, titolare del marchio e di tutti i diritti di proprietà intellettuale, ha avuto a suo favore la sentenza della Corte Distrettuale di Nanjing proprio in relazione al contenzioso che riguarda la violazione dei propri marchi da parte di Guess e dei suoi affiliati (Guess, Inc., Jishi Shangmao, Shanghai, Co. Ltd. E Nanjing Dayang Department Store Co. Ld), violazione sostanzialmente effettuata con azioni di concorrenza sleale, che arrecano un danno alla reputazione di Gucci.

Questa nuova sentenza fa seguito a quella favorevole del giugno 2012, emanata a New York nell'ambito di un'azione legale parallela, mentre in Italia e Francia altri procedimenti dello stesso genere sono ancora in corso.

La decisione del tribunale statunitense aveva portato anche al risarcimento di 4,6 milioni di dollari da parte di Guess a Gucci e un'ingiunzione permanente per Guess a non imitare i marchi Gucci. A Milano, invece, un'altra sentenza del 4 maggio di quest'anno aveva rigettato le richieste fatte da Gucci per tutelare i suoi marchi sul mercato italiano, sentenza contro la quale, però, la maison fiorentina aveva subito presentato ricorso.

In particolare, i prodotti che dimostrerebbero come Guess «imiti» lo stile Gucci sono il disegno a diamante col logo «G» e il motivo Flora, fra i quali però il tribunale di Milano ha ravvisato «differenze formali».

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