I jeans Rifle ripartono con una «new company»

Nuova società, nuovi manager e nuovo progetto: la fiorentina Rifle riparte affidandosi alle "cure" di Antonio Arcaro, ex manager Ittierre, Guess-Calvin Klein e Moncler, chiamato dalla proprietà - l'imprenditore Sandro Fratini, attivo anche nell'hotellerie e nelle energie rinnovabili - a impostare e guidare il piano di rilancio dell'azienda di casualwear finita in difficoltà finanziaria.

Il primo passo è stata la messa in liquidazione della "bad company", la SuperRifle spa di Barberino di Mugello (Firenze), 34 milioni di fatturato 2012, sette milioni di perdita e un indebitamento salito fino a 15 milioni. Il secondo step ha portato alla nascita della "new company" Rifle srl e all'accordo con i sindacati - chiuso nei giorni scorsi - sugli esuberi: la nuova società, controllata sempre dalla famiglia Fratini, riassorbirà il 50% del personale impiegato nella sede di Barberino (cioè 25 dipendenti su 48) più gli addetti dei negozi (25 punti vendita in Italia e 4 all'estero), in tutto 152 persone.

«La nuova società segna una forte discontinuità gestionale, manageriale e di progetto», spiega Simone Anichini, amministratore delegato della holding della famiglia Fratini.

Il "nuovo corso" partirà a gennaio, con l'ingresso della squadra di ristrutturatori firmata Arcaro. «Il declino della "vecchia" Rifle non dipende solo dalla crisi di mercato, che è tangibile - spiega il manager-consulente molisano - ma anche dal fatto che è mancata una strategia d'insieme: in una fase di radicale cambiamento dei mercati e dei processi, l'azienda non ha saputo adattare i tempi di esecuzione e di proposta, non è stata in grado di rinnovarsi e ha perso l'iconografia e la coerenza del marchio».

Un marchio che vanta però una lunga storia, dalla quale ora intende ripartire. Rifle è uno dei più antichi brand italiani di denim, fondato nel 1958 dai fratelli Giulio e Fiorenzo Fratini dopo aver scoperto in North Carolina, nella fabbrica della Cone Mills, quella tela che li aveva colpiti e che avrebbe fatto la loro fortuna. Negli anni Novanta dalla fabbrica di Barberino di Mugello uscivano 10 milioni di jeans all'anno. Oggi gran parte della produzione è fatta all'estero, ma Arcaro scommette sul rilancio e guarda avanti: il 2013 chiuderà con 30 milioni di fatturato e segnerà l'arresto della caduta; il 2014 sarà l'anno del riequilibrio del conto economico e della riorganizzazione gestionale per migliorare l'efficienza dell'azienda, e dunque il processo industriale, le consegne, i riassortimenti, i servizi.

«La nuova squadra si focalizzerà su gestione retail, prodotto, stile e comunicazione - spiega Arcaro - con grande attenzione agli outlet, che sono ormai un canale importante, e un probabile restyling del marchio per gestire meglio il wholesale». Una volta che il marchio sarà stato riposizionato e avrà alle spalle un processo industriale efficiente, partirà il progetto di espansione all'estero (oggi il 95% del fatturato è realizzato in Italia), a cominciare dall'Europa. «Ma bisogna andare sui mercati esteri con gradualità e creare partnership in loco», sostiene Arcaro. A quel punto potrebbe arrivare un partner: «Stiamo dialogando con un fondo che potrebbe supportarci».
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