Pgm compra Women Management e diventa la più grande agenzia per modelle

Pgm, la holding presieduta da Silvio Scaglia, si rafforza sul fronte del model management e ne diventa il leader: dopo aver acquistato nel 2011 la maggioranza di Elite World, una delle agenzie leader del settore, presente in 60 Paesi, ha appena aggiunto al suo portfolio (di cui fanno parte anche La Perla e Gold Typhoon, etichetta musicale cinese) anche Women Management, altro nome importante nell'universo delle modelle, con filiali a New York e Parigi, che permetterà alla "global talent management company" di diventare appunto il gruppo leader nel model management e conquistare i mercati più interessanti del momento, a partire da quelli asiatici.

«Le due agenzie rimarranno distinte, ma condivideranno strategie ed expertise - afferma Stefania Valenti, ceo di Pgm e di Elite World -. L'ottica è quella di fare sistema per sviluppare soprattutto la presenza in Asia, specie in Cina, dove abbiamo già uffici a Hong Kong, Shanghai e Guangzhou, e ne apriremo presto a Pechino e Shenzhen». E se il bilancio 2013 di Elite World si chiuderà secondo le stime in crescita del 20% sarà proprio grazie al traino dell'Oriente, a fronte di un'Europa che tiene, con Italia e Spagna che però «sono andate male», specifica Valenti. «Per parlare efficamente ai nuovi consumatori cinesi, i brand stanno cercando sempre di più volti "locali", come Li Wen o Fei Fei Sun, oggi fra le modelle più ricercate al mondo, che abbiamo scoperto proprio noi grazie al concorso Elite Model Look, arrivato quest'anno alla trentesima edizione e per il quale abbiamo selezionato quasi 500mila ragazze», aggiunge la ceo.
La finale del concorso quest'anno si è tenuta a Shenzen, la città cinese capoluogo del principale distretto manifatturiero cinese, con cui Elite World a luglio ha firmato un accordo che porterà alla nascita di una complessa "piattaforma" della moda.

Il lavoro di scouting è fondamentale per soddisfare le esigenze di un settore sempre più globale come quello della moda, e in quest'attività Elite World è una dei leader, dal momento che nei suoi 40 anni di storia (è stata fondata a Parigi nel 1972 da John Casablancas e Alain Kittler), ha scoperto e lanciato sulle passerelle top model come Cindy Crawford, Naomi Campbell, Linda Evangelista, ma anche Eva Herzigova, Adriana Lima e Heidi Klum: «Le tendenze cambiano velocemente - continua Valenti -, anche se potremmo identificare dei macro-trend come quello asiatico: le modelle orientali sono sempre più richieste non solo nei loro Paesi d'origine, ma anche dai brand "occidentali"».
Inoltre, Elite World e Women Management coinvolgeranno sempre più anche i ragazzi: da quest'anno le selezioni per Elite Model Look sono state
aperte anche a loro, e in uffici come quello di Milano le richieste per i modelli, anche qui ancora una volta soprattutto asiatici, sono in aumento.

Insieme a Women Management, il cui giro d'affari 2013 si attende in crescita fra il 4 e il 7%, Elite World potrà inoltre sviluppare anche servizi più ampi sul fronte digitale da offrire ai brand, «perché oggi il valore di una modella si stima anche in base a suoi follower sui social network», nota la ceo.
A regime le due agenzie, che oggi insieme coinvolgono circa 1.500 modelle, potrebbero generare un giro d'affari di 110-120 milioni di euro l'anno, mentre l'arrivo di Women Management, insieme all'acquisizione di La Perla a giugno, farà attestare a 300 milioni il fatturato 2013 di Pgm.
E anche con La Perla si prospettano sinergie interessanti: «Tre delle nostre top model sono proprio le protagoniste della nuova campagna del marchio - spiega Valenti -. I nostri servizi certamente contribuiranno ad accelerare lo sviluppo di La Perla».

Stefania Valenti è diventata la prima donna ceo di Elite World un anno e mezzo fa. Come ci si sente in questo ruolo, dopo 40 anni di uomini al comando? «Sicuramente la sensibilità di una donna può aiutare molto anche nell'accompagnare la carriera di queste giovanissime ragazze - prosegue la ceo -. Elite aveva introdotto uno stretto codice etico, ma diciamo che l'attenzione finora è stata più di tipo "professionale" che spinta da un punto di vista umano. Posso dire anche che in questo mondo gestito da uomini, dal momento che molti agenti sono uomini, avere un capo donna è servito a innescare dei diversi processi di comunicazione, di confronto. Inoltre credo che la capacità tutta femminile di saper gestire diverse posizioni e culture abbia favorito il dialogo di realtà diverse come quella asiatica, americana, europea. Ecco, direi che il mio più grande risultato è questo: iniziare a vedere pianeti diversi che dialogano insieme».

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