Bellora resta made in Italy e ristruttura la rete retail

Capitali freschi, nuove energie, un piano industriale a medio-lungo termine, che comprende la decisione di mantenere in Italia la produzione, oltre all'ufficio stile. Un mix di elementi che in pochi mesi ha permesso a Bellora, marchio di biancheria per la casa con oltre 130 anni di storia, di invertire la marcia rispetto agli anni scorsi, che avevano visto calare fatturato e redditività.

«L'acquisizione, completata nello scorso agosto da parte di Himatsingka Seide, uno dei più importanti gruppi indiani del tessile, ci ha permesso di ripartire e di guardare al futuro con ottimismo - spiega Andrea Lazzaroni, direttore generale di Bellora -. Prevediamo di chiudere l'esercizio fiscale, che per noi termina il 31 marzo 2015, con un fatturato di circa 15 milioni e un ebitda di oltre 900mila euro, pari al 6% dei ricavi. Ma l'obiettivo per l'esercizio 2015-2016 è di portare il margine al 12% del fatturato».
Quello di Himatsingka Seide, gruppo da 400 milioni di dollari di fatturato, è un investimento di lungo termine: l'ingresso del gruppo indiano in Bellora, fondata a Fagnano Olona (Varese) nel 1883, risale al 2007. «La specializzazione di Bellora arricchisce il portafoglio di Himatsingka Seide, che produce 21 milioni di metri di tessuto e 3,5 milioni di prodotti finiti, ma non era presente nel segmento della biancheria per la casa di lusso - spiega Lazzaroni -. Ora che abbiamo completato il turn-around, ottimizzando e razionalizzando tutti i costi aziendali, siamo passati alla parte commerciale e della distribuzione».

Oggi l'export di Bellora è al 60%, aumentarlo è una priorità. «Negli Stati Uniti, che assorbono il 20% delle esportazioni, il marchio era già molto conosciuto, ma un anno fa abbiamo aperto uno showroom a New York, sulla Fifth Avenue, e abbiamo già raccolto i primi frutti di questo importante investimento: le collezioni Bellora sono presenti in 40 punti vendita della catena Bed Bath & Beyond ed entro il 2015 saremo in 250 negozi».
In Italia sono stati chiusi i negozi meno profittevoli, come Parma, Mantova e Torino, e potenziati quelli strategici, come Courmayeur, che entro Natale verrà riaperto completamente rinnovato. A Milano è stato chiuso il punto vendita storico di via Vincenzo Monti - i cui muri erano della vecchia proprietà - ma tra pochi mesi aprirà un negozio a ridosso del quadrilatero della moda, dove già si trova il flagshipstore di via Manzoni. «I nostri clienti all'estero sono persone che viaggiano molto e sicuramente vengono spesso anche in Italia e a Milano in particolare: è importante mantenere una presenza forte in città. In via Manzoni abbiamo clienti di tante nazionalità e il calo dei russi è stato compensato dall'aumento di turisti dal Medio Oriente e da altri Paesi dell'ex Urss».

Negli ultimi anni a Lazzaroni sono arrivate moltissime richieste di partnership per aprire punti vendita all'estero e alcuni accordi si sono già concretizzati: «A Baku abbiamo un corner all'interno del department store Emporium, nel 2015 apriremo a Doha e siamo presenti a Dubai e in Kuwait», precisa il dg di Bellora. Alle collezioni per la casa si aggiungeranno presto linee di homewear, dalle vestaglie ai pigiami, che verranno presentate in gennaio. «Ogni giorno ci offrono contratti di licenza, potremmo arrivare a mezzo milione di royalties in un anno senza sforzi, ma non ci interessa - conclude Lazzaroni -. Il know how liniero e cotoniero resterà sempre la nostra forza».
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