Il futuro della moda è in 3D: in negozio la prova dell'abito si fa con l'avatar

L'idea che potrebbe cambiare il mondo della moda, uno degli ultimi baluardi del lavoro artigianale e refrattario alla tecnologia, sta prendendo forma in un paio di stanze del campus di Dassault Systèmes a Vélizy, nella cintura parigina. In queste due stanze un gruppetto di sei ingegneri guidato dal trentaseienne Jérôme Bergeret lavora, con l'appoggio di un centinaio di ricercatori, a un progetto di modellizzazione e di simulazione in 3D che consentirà agli stilisti di creare i loro abiti, alle sfilate di diventare virtuali e ai negozi di avere dei "muri interattivi" che permetteranno ai clienti - meglio, ai loro avatar in versione copia perfetta dell'originale - di provare qualsiasi abito, pur non disponibile fisicamente nel punto vendita, in qualsiasi variante. Essendo assolutamente certi di come si adatta al proprio corpo.

È il FashionLab, l'incubatore tecnologico dell'estensione alla moda della 3D experience di Dassault Systèmes, leader mondiale dei programmi in 3D applicati al business e di gestione del ciclo di vita dei prodotti (Plm, product lifecycle management). A immaginarlo è stata un'italiana, Monica Menghini. Romana, 49 anni, ex giocatrice di pallavolo, professionalmente nasce criminologa, dopo la laurea in giurisprudenza. È un cacciatore di teste a portarla dalla Prefettura alla Procter&Gamble, da dove passerà alla Saatchi&Saatchi prima di approdare - nel 2009, come vicepresidente responsabile dei beni di largo consumo - alla Dassault Systèmes.

Quest'ultima, controllata dall'omonima famiglia, è nata nel 1981 come costola di Dassault Aviation, certo la società più nota del gruppo (che ha anche una divisione editoria e possiede tra l'altro il quotidiano Le Figaro), con l'obiettivo di sfruttare le competenze maturate nella progettazione in 3D degli aerei creando una linea di business autonoma. Trent'anni più tardi, Systèmes ha chiuso il 2011 con un fatturato di 1,78 miliardi (+14% sul 2010), un utile per azione di 2,92 euro (+17%) e un margine operativo del 30,4% (1,8 punti in più). Ha 10mila dipendenti (2.500 dei quali nella nuova sede di Vélizy), all'80% ingegneri, e un centinaio di laboratori di ricerca sparsi nel mondo, con 150mila clienti in 80 Paesi.

«Sulla carta - spiega la Menghini, nel frattempo diventata executive vicepresident per l'industria, il marketing e la comunicazione ed essere entrata a far parte del comitato direttivo - l'operazione è abbastanza semplice. Si tratta, in fondo, di progettare i vestiti come già progettiamo gli aerei, e molti altri oggetti "pesanti", dalle auto alle navi. Nella realtà è ben più complessa. D'un lato perché bisogna fare molta attenzione a mettersi al servizio dei direttori artistici e non viceversa. Dall'altro perché dobbiamo costituire una libreria con i dati di tutti i possibili tessuti, naturali e sintetici, e dei loro abbinamenti, in modo che poi possano essere lavorati dai nostri algoritmi e fornire un risultato fedele».

Per fare questo percorso, il FashionLab lavora insieme a tre stilisti: Julien Fournié (alta moda), François Quentin (orologi esclusivi) e Jonathan Riss, direttore artistico di Jay Ahr e famoso per i complessi ricami in materiali pregiati - che mettono a dura prova le capacità dei ricercatori di Vélizy - nel cui showroom newyorchese è stato ufficialmente lanciato, a fine novembre dell'anno scorso, il progetto moda di Dassault Systèmes.

Gli stilisti però non bastano. Per realizzare dei prototipi, e poi dei sistemi commercializzabili, sull'intera filiera servono anche dei partner industriali. Preziosa, da questo punto di vista, è la collaborazione soprattutto con Benetton e Gucci. Già clienti di Dassault per il Plm. «Dovremmo essere pronti - dice l'ingegnere tessile Bergeret - tra un anno, un anno e mezzo al massimo. Quando cioè nessuno sarà in grado di distinguere il cliente vero dal suo avatar. Per stilisti, case di moda, punti vendita comincerà allora una vera e propria rivoluzione. Basti pensare alla possibile scomparsa degli stock, con una produzione quasi alla domanda».

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