Si chiama "Lux Made In" il primo distretto digitale per orafi. Rigorosamente under 45

Il quarto rapporto dell'Osservatorio nazionale dei distretti italiani ha 167 pagine. Anche se riportano dati del 2013, in nessuna appare il termine "e-commerce". Certo non basta buttarsi sul web, magari in modo amatoriale, per recuperare quel calo del 2,8% di fatturato con cui i 101 distretti nazionali hanno chiuso il 2012. Ma non esserci, o peggio ignorarlo, è un'occasione sprecata. Lo sa bene Giorgio Isabella, 29 anni, di Crotone, membro della quarta generazione di una delle famiglie di gioiellieri più antiche della città calabrese. Per lui l'e-commerce non è una sperimentazione, ma la via unica e necessaria per realizzare un sogno: dar vita al primo distretto digitale del microlusso artigianale made in Italy, a partire dalle eccellenze orafe e dai loro più giovani protagonisti, e con il web aprire i mercati internazionali (dove va il 52% della produzione dei distretti) a quello stuolo di piccole e piccolissime imprese che altrimenti non riuscirebbero mai a raggiungerli.

Dopo esperienze nel marketing di Bulgari, Unilever e Sarah Lee e un Mba, dove ha conosciuto il suo socio Filippo Capitanio, 26enne milanese, alla fine del 2012 Isabella ha dato vita all'Associazione dei Giovani Gioiellieri d'Italia, un network digitale riservato agli artigiani, creativi, subfornitori e terzisti del settore, tutti rigorosamente under 45, che lavorano in proprio o in Pmi, per condividere esperienze, progetti, informazioni: «Che io sappia è la prima riservata alle seconde generazioni - spiega Isabella da Roma, dove si trova la sede dell'Associazione -. Nel giro di pochi mesi abbiamo avuto più di 200 soci da tutta Italia, un successo che ha confermato come si sentisse il bisogno di un progetto così e che ci ha dato molto coraggio per andare avanti».

Il prossimo passo dell'Associazione, infatti, si chiama "Lux Made In", una piattaforma di e-commerce che sarà online dalla fine del mese: i soci possono iscriversi gratuitamente e caricare le immagini dei loro prodotti, suddivisi in categorie (orologi, gioielli e accessori). Un tool speciale tradurrà istantaneamente la descrizione degli oggetti in cinque lingue, francese, tedesco, inglese, spagnolo e russo. Lux Made In, infatti, sarà lanciato per ora solo sul mercato europeo, quello dove Isabella e il suo team, composto da sette persone fra cui un'esperta di Brics, hanno registrato il maggiore interesse per la categoria "made in Italy": «Come abbiamo fatto? Usando gli Analytics di Google - spiega -. Nei Paesi nordici ci sono in media 170 milioni di ricerche mensili su parole chiave attinenti. Per il cinese comunque ci stiamo attrezzando».

Ricevuto l'ordine, il portale invierà al produttore un'email per avvisarlo che entro 24 ore arriverà da lui un corriere a ritirare e consegnare il prodotto. Il tutto a cura di Lux Made In, che ne assicura la tracciabilità. «L'unico costo per gli inserzionisti è una tariffa del 5-10% sul prezzo di vendita - continua Isabella -. Siamo noi infatti a fornire anche il servizio clienti online e tutto l'e-marketing: per esempio, organizzeremo anche dei concorsi per promuovere dei designer emergenti». Viste le premesse, le aspettative di successo sono alte: «Un investitore ci ha sostenuto in questo primo lancio, ora stiamo valutando altre proposte. Il nostro obiettivo finale, comunque, è dar vita a un network che superi la geografia tradizionale dei distretti, unendo il digitale alla nostra manifattura d'eccellenza. Siamo già in contatto con rappresentanti del sistema orafo, le principali fiere italiane e le associazioni di categoria. Vogliamo anche stringere accordi con scuole di formazione del settore, il primo è stato con la Naap di Catania». Scelta opportuna, perché il ricambio generazionale è una delle chiavi dello sviluppo dei distretti, fisici o digitali che siano. Lux Made In nasce anche per questo: «Possiamo aiutare i giovani a trovare un nuovo ruolo nel business di famiglia, dimostrando che funziona». Isabella e il suo team ci stanno riuscendo, nonostante "e-commerce" resti per molti loro colleghi un termine ancora esotico.

twitter @chiarabeghelli

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