Con eBIZ la filiera tessile europea avrà un linguaggio digitale unificato

«Durante uno dei nostri workshop, a Prato, un imprenditore si è avvicinato e ci ha detto: "Molto bello, ma noi purtroppo abbiamo altri tipi di problemi"». Mauro Scalia, project manager di Euratex (l'associazione europea dei produttori del settore, 3 milioni di addetti e 180 miliardi di fatturato), non si è fatto scoraggiare da quest'affermazione. Con il suo team ha passato gli ultimi due mesi in giro per l'Europa, da Milano a Londra a Parigi, per promuovere eBIZ, un'iniziativa europea nata per far adottare alle aziende del tessile-abbigliamento del Vecchio continente un linguaggio digitale standardizzato in grado di connetterle a prescindere da lingua, posizione geografica e sistemi operativi differenti. «Certo, non mettiamo in dubbio le difficoltà del momento per il settore - spiega Scalia dal suo ufficio di Bruxelles - ma adottare un sistema come eBIZ aiuta le aziende in termini di efficienza, riducendo i costi e spingendo dunque la competitività».

In sostanza, eBIZ è un linguaggio elettronico che consente di integrare la filiera aumentando la quantità di dati scambiati con fornitori e clienti senza dover ogni volta aggiornare i sistemi informatici delle diverse aziende. Praticamente, si tratta di scaricare dal sito dedicato (www.ebiz-tcf.eu) un "manuale" digitale di circa 300 pagine, gratuito, adattarlo alle proprie esigenze e grazie a esso evitare di commettere errori legati a un ordine inserito manualmente, di richiamare continuamente al telefono per conoscere le date delle consegne, di accedere ai dati d'inventario e sell-out. E non solo nell'ambito di uno stesso Paese, ma anche fra Paesi diversi. Anche se eBIZ oggi coinvolge circa 300 operatori in 20 nazioni europee, l'Italia, con le sue circa 50mila aziende nel tessile-abbigliamento, è prima per diffusione di eBIZ, con oltre 150 aziende, seguita dalla Spagna (un centinaio) e dalla Francia (60). Aziende – si legge nel documento ufficiale di Euratex che racconta i vantaggi del progetto – come la In.Co., del gruppo Zegna, che con eBiz ha ridotto del 60% i costi di gestione dell'ordine e acquista il 70% dei tessuti di lana, cotone e filati; oppure Cariaggi, altro nome del tessile dell'eccellenza made in Italy, che ha ridotto del 95% l'uso del telefono e delle e-mail per modificare le lavorazioni dei terzisti e oggi ne può vedere la capacità produttiva come se fosse interna, riducendo del 95% i ritardi sulle consegne. Loro Piana, poi, è in grado di comunicare in anticipo ai suoi rammendatori la lista delle pezze spedite, accelerandone i tempi di lavorazione.

D'altra parte, l'impronta dell'Italia sulla stessa nascita di eBIZ è stata fondamentale: il progetto, infatti, è stato lanciato dalla Commissione europea nel 2008, ma è stato sviluppato e messo a punto da Euratex, insieme all'italiana Enea, che già aveva lanciato l'analogo sistema Moda-Ml, e in collaborazione con Cec (la Confederazione europea dell'industria calzaturiera) e il Cen, che si occupa di processi di standardizazione.

E proprio i distretti italiani del tessile-abbigliamento, spesso ancora in ritardo nei processi di digitalizzazione, potrebbero essere i più avvantaggiati da eBIZ: «In questo senso è fondamentale che big della filiera siano nostri testimonial - prosegue Scalia - poiché ci serve fare massa critica: più aziende adottano lo standard, più possono scambiarsi dati». Ma visto che eBIZ è scaricabile liberamente e gratuitamente, viene da chiedersi se concorrenti del Far East potrebbero usarlo in massa e avvantaggiarsene: «Può essere, sì. Ma se questo serve a mettere in comunicazione aziende italiane con altre cinesi o vietnamite, superando le barriere linguistiche ma non solo, ecco che le nostre imprese riescono a creare nuove opportunità di business», osserva Scalia.

Il 26 giugno, intanto, il "tour" di eBIZ si concluderà proprio a Bruxelles, dove saranno presentati i suoi ultimi aggiornamenti, messi a punto grazie alle osservazioni di un board di 68 aziende: «Una delle novità sarà l'introduzione della tecnologia Rfid - prosegue Scalia - che permette di gestire ancora meglio gli inventari. Per il futuro, inoltre, non è escluso che eBIZ possa trovare anche altre applicazioni: per esempio, le aziende potrebbero condividere anche informazioni riguardanti la storia del prodotto, le sue origini, chi l'ha lavorato e dove, e usarle anche in ambito marketing, raccontando tale storia nel punto vendita finale». E se la prospettiva di dar vita con eBIZ a una sorta di certificazione di qualità è ancora un po' fantascientifica, ma non assurda, meno lontana è la possibilità che la Commissione europea destini fondi a regioni specifiche proprio per favorire l'interoperabilità delle aziende del settore. «Noi siamo pronti - conclude Scalia - e abbiamo fiducia nel desiderio d'innovazione delle nostre Pmi».

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