Dal fan al cliente, come i social media generano shopping. E da Facebook arriva un acquisto online su tre

Come spesso accade nella vita, tutto è iniziato con un matrimonio. «Abbiamo aiutato 200 spose a mettere insieme 55mila foto postate sui social network da 6mila invitati. E 50 ci hanno pagato per questo servizio», scrive Pau Sabria, trentenne di Barcellona, nel suo blog dove racconta così la nascita di Olapic, start-up fondata nel 2010 a New York con due colleghi di Mba conosciuti della Columbia University, Luis Sanz e Jose de Cabo. Nel giro di tre anni Olapic ha già raccolto sei milioni di dollari di finanziamenti e nei primi otto mesi dell'anno ha visto crescere del 600% i suoi ricavi. Il tutto grazie a un'intuizione pioniera: una piattaforma di aggregazione di "Ugc" (user generated content) in grado di raccogliere i post degli utenti dei social media riferiti a un brand e trasformarli in shopping.

«L'esperienza dell'e-commerce è più o meno la stessa dalla sua nascita - ci racconta Luis Sanz dalla sede di Olapic, a Chelsea -. Ed è sempre molto simile, a prescindere dal retailer. I brand però stanno iniziando a capire che l'unico fattore a differenziare i loro siti è la comunità dei clienti e che meglio interagiscono con essa, meglio vanno le vendite. Ed è qui che entra Olapic».

La formula è questa: Olapic intercetta con un algoritmo le foto postate dagli utenti sui social come Facebook, Twitter e Instagram, che abbiano un tag riferito a un brand e le aggrega per i brand stessi, che le pubblicano sul loro sito. Si crea comunità, fidelizzazione, e dunque acquisti: chi clicca sulle foto raccolte con Olapic compra 2-3 volte in più di chi accede al sito senza farlo. Coach, Gas, New Balance, Lancôme, Veuve Clicquot, sono solo alcuni dei 70 marchi che hanno acquistato la piattaforma e che hanno visto aumentare la conversione di ogni click sul loro sito in acquisto in media del 7%: «Quando New Balance ha lanciato con noi sui social la campagna #HKNB, per la nuova collezione sportiva di Heidi Klum, abbiamo raccolto 6mila foto da Instagram in tre mesi, che si sono tradotte in un aumento del 39% della conversione delle visite sul sito in acquisti», spiega Luis. Entro la fine dell'anno Olapic prevede di far aumentare le vendite via web di tutti i brand con cui collabora di 45 milioni di dollari complessivamente.

La start-up avrà certo il primato temporale in questa "conversione", ma nel giro di poco tempo gli strumenti di traduzione di post in e-shopping si moltiplicheranno. Nei primi sei mesi del 2013, secondo dati di Addshoppers elaborati da Business Insider, per il settore abbigliamento-moda da Twitter e da Pinterest è derivato rispettivamente il 24,7% e il 24,2% dei "social sales", percentuali che a sorpresa hanno superato il più grande social network, Facebook (fermo al 20,9%), mentre Tumblr ha generato il 3,05%.

«I brand, non solo di moda, devono investire le loro risorse dove si trovano i clienti. In questo momento i clienti sono su Facebook, Twitter, Instagram - prosegue Luis - . Purtroppo negli ultimi anni molti hanno investito nei social senza un obiettivo chiaro, magari solo per acchiappare "follower" e "like", e poi hanno lottato per giustificare il Roi di questi investimenti. Noi siamo l'evoluzione, visto che serviamo a determinare questo dato». Ma i numeri non bastano, se non si supera la visione monolitica dell'universo social, che in realtà è del tutto multiculturale, come dimostrano sempre i dati Business Insider, per i quali Facebook è regno delle persone con istruzione superiore, Twitter dei giovani delle aree metropolitane, Google più degli uomini e Instagram delle donne. Pronti a essere conquistati da chi li esplorerà per primo con gli strumenti più adatti.

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