Babin: «Per Bulgari la crescita continua»

Roma - a«Sostenere il restauro di Trinità dei Monti e riaprire dopo sette mesi di lavori la boutique di via Condotti sono i due regali più belli che potevamo farci per i nostri 130 anni. Ma nel corso del 2014 ci saranno altre sorprese». Jean-Christophe Babin, ceo di Bulgari da meno di un anno, ha presentato così le novità di quello che potremmo definire un "Bulgari day". Ieri in Campidoglio, accanto a un sindaco Ignazio Marino grato ed emozionato, Babin ha annunciato una donazione di 1,5 milioni di euro per restaurare la storica scalinata. Qualche ora più tardi, con Carla Bruni e decine di celebrities, ha ospitato la festa per la riapertura della storica boutique, il cui restauro è costato «alcuni milioni di euro».
Se il 2014 sarà l'anno delle celebrazioni, il 2013 è stato un anno importante per Bulgari dal punto di vista economico: gli analisti di Bernstein stimano per la maison un fatturato di 1,4 miliardi e un Ebit del 12%, con una crescita "high single digit" rispetto al 2012. Bulgari fu acquistata da Lvmh nel marzo 2011 per 4,3 miliardi e il gruppo francese non rilascia dati relativi ai singoli marchi in portafoglio, ma Babin conferma: «Non abbiamo mai smesso di crescere».
Bulgari ha diversificato molto dalla gioielleria agli orologi. Quali saranno le novità per Baselworld e quanto è importante questo business?
Sta crescendo sia nell'uomo, anche grazie alle acquisizioni delle manifatture Gerald Genta e Daniel Roth, sia nella donna. Per i 130 anni abbiamo creato un Bulgari Roma Tourbillon in edizione limitata di soli due pezzi che costano 78mila euro: sono ancora nella loro vetrinetta ma credo che non ci resteranno per molto. Questo per dire che negli orologi complicati abbiamo costruito in pochi anni una grandissima reputazione e in Asia li vendiamo anche alle donne. Poi ci sono gli orologi-gioiello, abbiamo appena presentato una nuova versione del Serpenti, ma a Basilea porteremo pure una linea Bzero, oltre alla storica Bulgari Bulgari, con prezzi da 3.500 a 10mila euro, pensata proprio per le donne che non desiderano necessariamente un orologio-gioiello.

Avete creato un collier da 7 milioni di euro, sfoggiato da Carla Bruni per la riapertura di via Condotti. Quanto pesa l'alta gioielleria sul fatturato complessivo?
Non posso dare cifre precise, ma la maggior parte delle vendite viene fatta nella fascia di prezzo mille-50mila euro, cioè nel segmento medio e medio-alto. I best seller assoluti sono gli anelli e lì si parte, appunto, da circa mille euro. Vendiamo migliaia di gioielli nella fascia fino a 10mila euro, mentre sono centinaia in quella superiore ai 100mila. E sono meno nell'alta gioielleria: l'importante è essere presenti e credibili in ogni categoria.

Cartier e Tiffany sono molto forti negli anelli di fidanzamento, strategica per l'Asia. Avete delle novità per insediare il loro primato?
In via Condotti abbiamo creato il primo Bridal space, che poi avremo in altri negozi nuovi o rifatti, dove scegliere anelli di fidanzamento la cui gamma si è molto ampliata. Non mancano i classici in diamanti e oro bianco, ma Bulgari, con il suo know how nelle gemme e nel colore, può osare un po' di più, offrire anelli di fidanzamento che nessuno aveva fatto finora.

A proposito di Asia, come valuta il rallentamento del mercato?
C'è stato, ma ha colpito molto di più i marchi di orologi puri, meno i gioiellieri. In ogni caso penso che le esportazioni di orologi svizzeri, una statistica affidabile e certa che invece per i gioielli non abbiamo, nel 2014 torneranno a crescere del 5-10% verso la Cina e Hong Kong, dove noi apriremo, rispettivamente, 4 e 2 negozi nuovi, che si aggiungono alle 25 boutique che già possedevamo, su un network di 300 circa nel mondo. I cinesi sono i nostri primi clienti, seguiti da giapponesi, europei, mediorientali e americani.

E in Italia?
Non ci sono nuove aperture in vista, ma abbiamo appena comprato una fabbrica di borse in Toscana, la Famaf, perché la linea di accessori, e in particolare di borse-gioiello, sta andando molto bene.

I dipendenti Bulgari in Italia quindi sono aumentati?
Con questa acquisizione, sì. E poi c'è il normale turn-over nei laboratori di Roma, dove facciamo l'alta gioielleria, e nelle due manifatture che abbiamo in Piemonte, dove produciamo tutto il resto.

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