Yoox Group innova anche
nella sostenibilità sociale e ambientale

«Non possiamo applicare la nostra creatività ai prodotti, perché vendiamo abbigliamento, accessori e oggetti di design fatti da altri. Ma possiamo essere creativi, innovativi e, idealmente, leader, su servizi, progetti e modi di comunicarli all'esterno: il bilancio di sostenibilità nasce da questo impegno».

Federico Marchetti, fondatore e presidente di Yoox Group, presenta così il Bilancio di sostenibilità 2013 dell'azienda, che nello scorso anno si è confermata numero uno europeo nell'e-commerce di moda. Il bilancio, oltre 150 pagine certificate da Kpmg, è solo l'ultimo tassello, in ordine di tempo, di un anno da record: Yoox, quotata dal 2009 sul segmento Star di Piazza Affari, è entrata nel dicembre scorso nell'indice Ftse Mib, forte di un fatturato annuale (si veda Il Sole 24 Ore del 6 marzo) cresciuto del 21,2% a 455,6 milioni, con un ebitda di 43,1 milioni (+34,2%).

«È da cinque anni che presentiamo un bilancio di sostenibilità: ho sempre osservato le best practice di tante aziende all'estero che stimo e a cui, per alcuni aspetti, cerchiamo di ispirarci e ho sempre pensato che per un'impresa l'attenzione all'ambiente, al sociale e soprattutto al benessere dei dipendenti sia una sorta di pre-condizione per avere successo. Non è questione di seguire regole o leggi nazionali o internazionali, anzi. Penso che quando si cerca di imporre buoni comportamenti "a valle" il successo non sia assicurato. Bisogna imporli "a monte", devono essere consapevoli e convinte scelte aziendali».

Un esempio? Le quote rosa, di cui tanto si discute in Italia da anni. Il 56% dei 713 dipendenti di Yoox Group, la cui età media è 32 anni, sono donne. «Il primo cfo dell'azienda era una donna e oggi la presenza femminile tra i quadri e i dirigenti è del 38% – precisa il fondatore di Yoox –. Ma vorrei che salisse ancora: sono convinto, come ho letto anche in un recente studio, che le donne siano più oneste, in tutti i sensi, a partire dal punto di vita intellettuale. Non sfruttare tutto il potenziale della componente femminile per un'azienda è quindi anti-economico, oltre che eticamente, per così dire, censurabile. Il nostro impegno si riflette ovviamente nelle politiche di retribuzione: nel 2013 lo stipendio annuo lordo medio delle donne rispetto agli uomini era del 96% per quanto riguarda i quadri e del 90% per dirigenti e impiegati. Non siamo ancora alla perfezione, ma ci stiamo avvicinando e comunque piccoli scostamento da una parità totale possono capitare: nel 2012 ad esempio i quadri donna guadagnavano il 2% in più rispetto agli uomini».

Proprio per andare incontro alle esigenze delle donne, che spesso sono anche mamme, il bilancio di sostenibilità 2013 sottolinea l'introduzione del telelavoro, ancora poco utilizzato nel nostro Paese, e quello della formazione. «Avere dipendenti soddisfatti, valorizzati secondo logiche meritocratiche e ai quali viene data la possibilità di crescere è da sempre la mia priorità: l'87% delle persone che lavorano per Yoox hanno un contratto a tempo indeterminato e nel 2013 abbiamo fatto 15.469 ore di formazione – aggiunge Marchetti –. Sono scelte concrete che pagano: a fronte di 226 nuove assunzioni, l'anno scorso abbiamo ricevuto 16.117 candidature, quasi 6mila in più rispetto al 2012 e quattro volte tanto le circa 4mila del 2011. Uno dei dati di cui sono più orgoglioso è il tasso di assenteismo, pari a 1,76 giorni all'anno, meno che fisiologico, direi».

Cruciale anche l'aspetto ambientale della sostenibilità: quasi il 50% dei consumi viene da energie rinnovabili e la flotta aziendale è fatta solo di auto ibride. «Nello scorso anno abbiamo spedito 2,8 milioni di ordini, con un ecopackaging che pesa sui costi, inevitabilmente – conclude Marchetti –. A volte penso che aziende più grandi della nostra, anche americane, potrebbero fare lo stesso e avrebbero un impatto positivo sull'ambiente e sulle persone ancora maggiore. Ma, come ho detto, non credo che i buoni comportamenti debbano essere imposti: si è più credibili quando si agisce seguendo la propria coscienza e nel medio-lungo-periodo queste scelte sono sempre vincenti, per tutti».

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