Lo stile secondo Andrea Pompilio, fra sartorialità
e trasandatezza sofisticata

Avere uno stile è l'aspirazione massima di qualsiasi designer si affacci su uno scenario, quello della moda, quanto mai saturo di copie, rimasticature, diluizioni spacciate per idee originali. Lo stile, se autentico, è la sola salvezza: identifica, caratterizza. È sempre stato così, certo.
Il problema è che le condizioni della creatività contemporanea rendono l'impresa, talora, impossibile, e non solo per l'overload visivo e l'enorme massa di stimoli estetici. Il fatto è che i giovani creativi, pur di potersi esprimere, si mettono sovente nelle mani e in balia di personaggi che ne condizionano l'operato: direttori di showroom, uomini prodotto, commercianti, tutti araldi inamovibili dell'idea che a vendere sia sempre e solo quel che si è già visto, fatto in maniera leggermente diversa, e non l'idea radicale o la trovata inaudita. È così che si comincia a deragliare a destra e a manca, perdendo alla fine forza e coerenza.
Non è il caso di Andrea Pompilio. Lui, il suo stile, urbano e bohémien, lo ha definito nel dettaglio fin dalla prima collezione - ne ha create quattro in tutto, con quella che ha sfilato ieri a Firenze nell'ambito di Pitti Immagine Uomo - credendoci testardamente. Non sono mancate le incertezze, perché prova ed errore sono trappe fondamentali del percorso. Nel mentre, Pompilio si è liberato di certe influenze auguste, ma forse troppo evidenti - da Van Noten a Pilati, con il quale ha in effetti lavorato - raggiungendo una sintesi invero personale.
«L'uomo che ho in mente è una persona di forte carattere, che interpreta la moda a modo proprio» racconta Andrea Pompilio, classe 1973. Moda 24 lo incontra nel suo studio milanese: uno spazio bianco e lineare, nascosto in un cortile non lontano da Corso Como, arredato in modo elegante ma spartano, con mobili modernisti. Il locale, cui si giunge dopo aver superato un cancello e un'officina, racconta in qualche modo, per via di contrasti e di frizioni, la stessa storia della moda di Pompilio.
Andrea riesce mescolare il gusto per la sartorialità con una certa sofisticata trasandatezza; la sua sensibilità elegante ma sregolata parla chiaro agli odierni trentenni, cresciuti a jeans e t-shirt, ma ormai stanchi di vestirsi come pischelli, o di giocare al Peter Pan eterno adolescente. «Detesto le cose troppo studiate: amo quanto è spontaneo e casuale – spiega –. Il mio lavoro è un riflesso della mia personalità: credo nella bellezza e la ricerco, ma detesto l'affettazione».
Vestito d'una giacca sartoriale di cotone tabacco e d'una t-shirt bianca slabbrata, jeans ciondolanti e babbucce da dandy, Pompilio rende l'affermazione immediatamente tangibile. Dei new player che si sono affacciati sulla scena negli ultimi anni, è uno dei pochi ad aver destato autentico interesse internazionale - notazione non da poco, se si considera che il made in Italy è un'eccellenza manifatturiera che stenta ahinoi a produrre voci nuove di vasto richiamo. Tommy Ton e Scott Schuman, per far solo due nomi di influencer dell'era digitale, sono entrambi convinti sostenitori del suo lavoro.
«Non è facile, oggi, tentare di affermarsi con il proprio nome – spiega Pompilio, che alle spalle ha collaborazioni con marchi quali Prada e Alessandro Dell'Acqua –. La collezione è nata da uno studio attento di ciò che mancava sul mercato, e dalla mia conoscenza del prodotto. In tutte le esperienze lavorative precedenti, infatti, mi sono sempre occupato di produzione, e questo mi ha dato una prospettiva unica. Mi piace stare in fabbrica, seguire i capi nelle diverse fasi della lavorazione: è l'unico modo in cui l'industria si può sposare con i canoni dell'alto artigianato che sono essenziali per il made in Italy».
Sono proprio questa consapevolezza e cultura del prodotto a far la differenza. Andrea Pompilio di tempo per progredire ne ha, ma il bagaglio tecnico è già tutto lì, solido e sicuro. È un esempio di quel pragmatismo ispirato dal quale nessun designer, oggi, può prescindere, e che è componente essenziale della definizione di uno stile.

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