Il ricamo fra tradizione e sperimentazione

L'inverno, nella moda, sarà estremo. Non nel senso della controversia, archiviata insieme al dark e al concettuale. Estremo, piuttosto, per slancio vitale: godurioso nella sua assoluta mancanza di freni; opulento e spericolatamente anti-understatement; avverso alle mezze misure; decorativo al limite del rococò. La breve parentesi del minimal - detox salutare ed efficace proprio perché fulmineo - lascia il posto ad una nuova stagione di ricchezza - visiva ma soprattutto materica, perché l'ologramma della moda come esercizio di puro visibilismo, trionfo dell'apparenza sulla sostanza, si è rivelato per quel che è: una fandonia cui la gente non può, e non vuole più, credere.

L'attenzione si sposta dalla linea alla superficie, in una celebrazione di manualità certosina che raggiunge l'acme nella pletora di ricami che fioriscono per ogni dove: dai cabochon grafici di Prada e Louis Vuitton alle filigrane oro di Dolce & Gabbana, l'intero spettro delle possibilità estetiche è coperto. Il consolidarsi dei nuovi mercati ad Oriente, inclini all'ostentazione come sempre accade quando una fetta di consumatori, a lungo esclusi dai piaceri modaioli, guadagna potere di spesa scoprendo il ben vestire, spiega forse il fenomeno, ma ridurlo ad una operazione di marketing sarebbe semplicistico. Anche perché, se la ragione reale fosse solo questa, difficilmente si potrebbe parlare di novità.

Qualcosa del genere era già avvenuta tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Zero, infatti: l'esplosione del bling bling cafone per gratificare il mercato russo, appena scoperto. L'attuale verve decorativa, invece, oggi che anche in Russia c'è crisi, è di ben altra natura: fuga frivola che compensa le brutture di un momento storico neo-oscurantista, da un lato; celebrazione, dall'altro, delle qualità che sole possono opporsi alla spersonalizzazione della macchina, ridando magia al sistema. È la mano che torna protagonista: non per opporsi all'industria, ma per nobilitarla. Diceva Christian Dior «La mano dell'uomo regala all'oggetto d'arte la sua individualità unica». E senza unicità, la moda non ha alcun fascino, specie se il cartellino è a svariati zeri. Puntare sul ricamo, oggi, vuol però anche dire anche conservare un patrimonio inestimabile di conoscenze che altrimenti andrebbero perdute.

La maison Dior ha annunciato l'acquisizione, lo scorso 5 luglio, degli Ateliers Vermont, storici fornitori di ricami; attraverso il progetto Metiers d'Art, che dal 2002 si esprime ogni anno in una collezione speciale presentata in un luogo diverso in giro per il mondo, Chanel promuove e preserva il savoir faire di sette atelier storici, tra cui Lesage, caposaldo incontrastato del ricamo. Da Valentino, negli atelier di palazzo Mignanelli, piccole mani sapienti creano fragili capolavori: ricami a effetto broccato su tessuti antichi; incrostazioni che disegnano motivi in 3D su vestine impalpabili, ovvero il ricamo in versione eterea. Perché il ricamo, oggi, non è revival nostalgico di un'arte antica: ha una leggerezza tutta contemporanea - fisica, oltre che concettuale, perché i ricami-macigno di un tempo non si fanno più -; è voglia di sperimentare con materiali nuovi, come il latex e le perle di Marni, integrando la struttura e il decoro in un segno unico.

La riscoperta del tatto e della manualità percorre però anche ambiti vicini alla moda. Nell'arte, ad esempio, il craft torna sotto i riflettori: ha cominciato Francesco Vezzoli dieci anni con il piccolo punto. Dice Chris Bogia, artista newyorkese che ha fatto del ricamo il fulcro della propria pratica, sospesa tra scultura, performance e cultura pop - ha messo una barba di cristalli sulla faccia di Bjork ricamata a filo, ad esempio - «L'interesse per tutto ciò che brilla e luccica mi fa pensare agli anni Venti: un momento in cui si celebravano i piaceri della vita nel bel mezzo della depressione. Lo interpreto come una spinta: lo sforzo di uscire dal tunnel immaginando momenti più luminosi». Le buie giornate d'inverno ormai alle porte, si annunciano in effetti intensamente luminose, se non proprio sbrilluccicanti.

TAGS: Arte | Chanel | Chris Bogia | Christian Dior | D&G | Francesco Vezzoli | Louis Vuitton | Prada |

Shopping24

   
G