In casa Ferragamo il garbo resta unico e sofisticato. Giornetti: «Non amo le rivoluzioni e inseguo il sogno di Salvatore»

Le sfilate di Salvatore Ferragamo si concludono con un rituale cui l'iterazione non toglie efficacia, ma aggiunge al contrario intensità. Quando le modelle hanno lasciato la passerella, Massimiliano Giornetti, direttore creativo del marchio fiorentino, percorre pochi passi sul podio per ringraziare il pubblico, quindi compie un inchino davanti alla signora Wanda Ferragamo, moglie del mitico Salvatore, seduta in prima fila. Un inchino profondo: gesto sincero, non atto dovuto, che sutura la storia e il presente in una maniera così "vecchia scuola" da apparire, paradossalmente, innovativa. «Ferragamo è una realtà quasi unica nel panorama delle aziende italiane - spiega Giornetti -. Il marchio è ancora in mano agli eredi: la famiglia, anzi, è parte del dna della maison, e crea un patrimonio inestimabile. Questo ne fa peraltro una epitome di italianità». Quarantuno anni, modi gentili che celano una certa timidezza, Giornetti è anche lui un paradigma di italianità: ha quel savoir faire dignitoso che di noi piace all'estero. Nonostante gli innumerevoli impegni, ha compiuto il viaggio in treno fino a Milano da Firenze, dove da sempre, a Palazzo Spini Feroni, è il design studio Ferragamo. Moda24 lo incontra negli uffici milanesi: un attico hi-tech dalle pareti di vetro attraverso le quali la città, ridotta a mosaico di tetti contro un cielo terso, appare del tutto diversa.

FIRENZE-NEW YORK E RITORNO
L'equivalenza artefice/prodotto non sempre è accurata. Nel caso di Massimiliano Giornetti, però, discrezione e understatement - con un twist - paiono caratteri salienti della personalità dell'uomo come dello stile del designer. Toscano di Carrara, Giornetti ha una formazione composita. Ha studiato fashion design al Polimoda di Firenze solo dopo la laurea in lingue all'Università della stessa città. I forti legami del Polimoda tanto con il Fashion Institute of Technology di New York quanto con il London College of Fashion, scuole per certi versi opposte, lo hanno segnato. «La scelta della scuola è stata mirata - racconta -. Volevo una formazione a tutto tondo, allo stesso tempo creativa e concreta». Dopo aver lavorato a Roma con Anton Giulio Grande, Giornetti nel 2000 viene assunto da Ferragamo e presto nominato responsabile della collezione uomo. Da allora, cresce all'interno dell'azienda, assimilandone i valori fino a essere investito, nel gennaio 2010, della direzione creativa di tutte le linee, inclusa la donna. Con l'olimpica consapevolezza che le innovazioni autentiche non avvengono nel giro di una notte ma richiedono aggiustamenti millimetrici, Giornetti ha da subito messo in atto una rivoluzione. Soft, certo, ma incontrovertibile. In pochi anni, così, il marchio è passato dalla quiescenza bourgeoise su cui si era adagiato a uno sperimentalismo concreto che rinverdisce l'eredità autentica di Salvatore Ferragamo: il grande inventore amato dalle star, lo sperimentatore che immaginò scarpe fantasmagoriche ma mai astratte.

FERRAGAMO LIFESTYLE
«Non credo nelle rivoluzioni, ma nell'evoluzione - racconta -. Nei dodici anni passati qui dentro ho avuto modo di impadronirmi di un savoir faire unico, che mi sono impegnato a declinare in una maniera contemporanea. Miro a trasformare Ferragamo in un lifestyle, che è poi quanto aveva già prefigurato il fondatore: il suo sogno era vestire una donna dai piedi alla testa, ma è scomparso nel 1960, prima di realizzarlo. Oggi, lavoriamo in quella direzione, creando prodotti che emozionano». Con il suo cauto e durevole riformismo Giornetti ha allargato il pubblico di riferimento. Oggi Ferragamo è hip, senza le trappole della modernità di facciata. «Rispetto al passato, forse, Ferragamo adesso è più dinamico - spiega lui -. Non mi piace pensare a un cliente standard: penso a una utenza varia, perché credo nel bello across, ovvero il bello che attraversa categorie e demografie. La vittoria, oggi, è parlare a un pubblico trasversale, dimenticando il target dell'età». Alleggerendo e asciugando le linee, introducendo colore e affilatezza, puntando su accessori impeccabili realizzati con attenzione certosina, punteggiando il fraseggio con note garbatamente dissonanti («l'errore deliberato è indispensabile per creare un equilibrio nuovo» sottolinea), Giornetti ha modificato il repertorio nel rispetto della tradizione. «Il mio scopo è creare qualcosa di sofisticato, elegante, vivo. Mi piace raccontare i codici unici di questa maison, l'innovazione e l'artigianalità, facendolo in un modo insieme rispettoso e personale. Ogni stagione si sviluppa nella stessa maniera a livello di fluido creativo, ma poi prende forme diverse. Voglio trasformare la storia di Ferragamo in qualcosa di tridimensionale, puntano su creatività e funzionalità. Un oggetto da indossare deve essere bello e utile: vive nell'uso e nel movimento. Tutte le incredibili invenzioni di Salvatore Ferragamo, ad esempio, partivano da uno studio maniacale del piede».

L'archivio Ferragamo, patrimonio di idee, soluzioni, lavorazioni, è l'imprescindibile punto di riferimento per Giornetti, che però non si lascia schiacciare dal peso della storia. «Salvatore Ferragamo, come azienda, ha una tradizione prestigiosa - prosegue -. Manualità e artigianalità sono per noi qualità fondamentali, che uniscono la tradizione e il contemporaneo: un edge che ho fatto mio, ma che, ancora una volta, già si trova negli esperimenti e nelle invenzioni di Salvatore. Mi ispira la cultura del classico, l'equilibrio tra modernità e storia: un percorso che è insieme di costruzione e decostruzione».

IN BOUTIQUE A STUDIARE CHI COMPRA
Il lavoro di Giornetti non si limita al solo design. O meglio, lo contestualizza in una dimensione vera: quella della vendita. Ci sono insieme visione e pragmatismo: qualità indispensabili per aver successo in un mercato inondato di prodotti ma a corto di autenticità. È attento e innovativo, ad esempio, il progetto Ferragamo Creations: riedizioni in tiratura limitata di pezzi iconici della maison, che si possono da poco acquistare nel giftshop del Museo Ferragamo di Firenze insieme a oggetti e gadget ispirati alla storia unica del marchio. «Se potessi non essere riconosciuto, mi piacerebbe spendere più tempo in boutique studiando i clienti mentre comprano - conclude Giornetti -. Non credo nella cultura consumista dell'usa e getta, come non credo nell'idea del total look. Creo prodotti fatti per durare, che ciascuno può interpretare e mescolare come vuole». Se Ferragamo oggi è un lifestyle italiano che piace anche ai nuovi big spender, buona parte del merito va dato a questo ragazzo talentuoso ma poco incline alla ribalta. Un rivoluzionario: soft e azzimato.

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