L'innovazione di Scervino passa dall'artigianalità

Cinquecento compratori e giornalisti italiani e, soprattutto, stranieri a bocca aperta ieri sera a Palazzo Vecchio di Firenze, sede del Comune: nella Sala dei Cinquecento, un'illuminazione a sorpresa accende in 3D gli affreschi del Vasari, il soffitto a cassettoni e il Genio della Vittoria di Michelangelo mentre in passerella sfila la collezione Ermanno Scervino uomo del prossimo inverno, insieme alla precollezione donna. Sessanta outfit - l'evento speciale di Pitti immagine uomo 83 - che nascono da un'idea sartoriale e vengono declinati con lavorazioni di alto artigianato.

«I nostri prodotti - spiegano backstage Ermanno e Toni Scervino, rispettivamente direttore creativo e uomo del business - possono essere realizzati solo qui in Toscana: negli anni abbiamo rilevato piccole attività specializzate perché è la sapienza delle mani a fare la differenza, anche se purtroppo i problemi del ricambio generazionale sono forti. E lavoriamo in strettissima partnership con ricamatrici del distretto che negli anni 80 producevano corredi per le famiglie reali arabe: le certosine lavorazioni per la biancheria intima noi le utilizziamo gli abiti. Con il risultato che ormai presidiamo il segmento del lusso assoluto».

Viste da vicino, le lavorazioni sono impressionanti: il cappotto bianco indossato dalla pechinese Liu Chen, che parla benissimo l'italiano, è realizzato in tessuto esclusivo di cotone-lana-seta, con un pizzico di hi-tech, piazzato per singoli capi su una macchina da ricamo per produrre una goffratura che calcola al millimetro i punti in cui si "ritira". La gonna in flanella e organza è tagliata a mano e sagomata a singole striscioline e la pelle, conciata con trattamenti speciali, viene laserata e ricamata a squame degradé. Per lui, poi, al di là dei tagli impeccabili di abiti e cappotti in flanella, non mancano morbidi cardigan doppiati a piumino realizzati nel maglificio interno.

«Quando l'abbiamo comprato - aggiunge Toni Scervino - gli altri imprenditori ci hanno detto che eravamo matti: quasi tutti producono ormai la maglieria in Romania. Ma i consumatori dei mercati emergenti vogliono il made in Italy nella sua massima espressione, non i prodotti iper pubblicizzati ma realizzati industrialmente. Il nostro fatturato nel 2012, pur in un contesto congiunturale complesso, è cresciuto del 4% a 96 milioni, con Russia e Giappone come principali mercati. La redditività è buona, non abbiamo debiti e siamo balzati al 19esimo posto nella classifica di Pambianco delle aziende della moda quotabili, prima delle new entry. Lo sbarco in Borsa non è nei nostri piani immediati, però ci prepariamo: meglio strutturarsi ed essere pronti».

E se alla porta bussassero i colossi mondiali del lusso, pronti a far razzia di marchi con un Dna ben riconoscibile, oppure i fondi di private equity? «Bussano, bussano - conclude Ermanno Scervino - ma non me lo vedo Toni costretto a rispondere a un consiglio di amministrazione: è un capo azienda perfetto e anche quando discutiamo fra di noi sulle strategie riusciamo sempre a trovare un punto di equilibrio».

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