Da Berluti la couture al maschile

Non usa la parola lusso nemmeno una volta Alessandro Sartori. Lo fa con consapevole testardaggine, nel corso di due ore abbondanti di intervista, preciso come è sua sigla distintiva, convinto che l'autenticità sia valore. Eppure, mentre accompagna Moda 24 in un tour esclusivo degli accoglienti spazi - più gentlemen's club che semplice boutique - che la maison Berluti, della quale Sartori è direttore creativo dal 2011, ha appena inaugurato al 14 di Rue de Sèvres, nel cuore pulsante della Rive Gauche parigina, a venire in mente, a ogni particolare che svela, a ogni servizio che illustra, a ogni cassetto che apre mostrando possibilità infinite di personalizzazione di capi e accessori, è una idea estrema di lusso come culto ossessivo di ciò che gratifica e intriga il gusto individuale.

Perché qui, oltre ad acquistare i capi di alto prêt-à-porter firmati Berluti, oltre a indulgere nella lascivia colorata delle scarpe caratterizzate dall'inconfondibile patina, sarà possibile realizzare, interamente su misura, tutto il guardaroba, sportswear incluso. All'abito sartoriale e alle scarpe bespoke siamo tutti più o meno abituati, ma ai jeans o i chinos fatti a mano, sinceramente, proprio no. Se non è lusso questo.
«La chiamiamo Grande Mesure e per me è davvero la couture al maschile – spiega Sartori, la cui passione è evidente e contagiosa –. Di lusso si parla troppo, a volte senza alcuna conoscenza e spesso senza rispetto. Io ne cerco una espressione moderna e consapevole. Per me un oggetto lussuoso non è definito dal costo, ma dal tempo impiegato a produrlo». Spiegazione ineccepibile.

Certo, il servizio che Berluti offre in esclusiva qui in Rue de Sèvres e presto in altre cinque boutique sparse per il mondo, da Londra a Tokyo, non è a buon mercato. È riservato a big spender dal palato fine e ossessivi dello stile capaci di apprezzare certe raffinatezze. A far la differenza, però, non è il bling bling, e nemmeno la ricerca estenuata del dettaglio da ostentare. Piuttosto, un lavoro sottile, che incide sottopelle il dna di ogni pezzo. È una qualità umana - impalpabile, ma tangibile - che si percepisce a occhio nudo e che deriva dagli infiniti passaggi manuali nel meticoloso processo di realizzazione. «Una giacca Grande Mesure richiede 72 ore di messa in opera, a fronte delle 20 di una giacca prêt-à-porter» chiarisce Sartori. Per gli annali, il p-à-p Berluti, totalmente intelato, è di qualità pressoché sartoriale. La Grande Mesure, però, è uno scarto ulteriore. Per illustrarne l'essenza, Sartori ci conduce nel sancta-sanctorum della boutique.

Al secondo piano, dietro due grandi porte di radica e un salottino di prova arredato dall'architetto Gwenaël Nicolas, come l'intero spazio, con eclettismo mid-century modern, si aprono gli spazi della sartoria, dove quattordici artigiani sono indefessamente al lavoro. «C'è Alfredo, che ha 77 anni e cinquantacinque di esperienza, e Nino, con quarant'anni di carriera alle spalle: tanta sapienza è impossibile che non si trasferisca in quel che le mani producono». Un drappello di arzilli venticiquenni, uomini e donne, testimonia che l'arte è viva e vegeta, e che un servizio del genere è pensato in continuità. La nascita della divisione bespoke rappresenta il completamento in divenire del disegno di Sartori per Berluti, ed è stata resa possibile dall'acquisto della storica sartoria Arnys, che proprio a questo indirizzo aveva sede e la cui forza lavoro è tutta inclusa nel progetto.

«Ci è voluto un anno e mezzo per perfezionare il tutto - chiarisce Sartori, orgoglioso della gloria di Arnys, che i politici e gli intellettuali, della Rive Gauche e non, li ha vestiti tutti, incluso Le Corbusier - Antoine Arnault ha capito quanto per me era importante e mi ha sostenuto nel percorso».
Tornando al lusso, quel che di una operazione del genere colpisce è l'intrinseco valore etico, oltre che estetico: la scelta del meglio che dura, opposta all'abbondanza scellerata di ciò che si consuma presto. «I capi sono personalizzabili per foggia, dettagli, materiali - conclude Sartori - partendo da basi e da un decalogo, perché voglio che il gusto sia Berluti. Ho creato un guardaroba ideale, che si evolverà organicamente, ma che adesso contiene 25 pezzi indispensabili». Un disegno affatto personale, nel quale il creatore si avvicina al pubblico, rinuncia all'ego e guida in sartoria regalando ai clienti un privilegio autentico.

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