Per la maglieria di qualità aria di ripresa degli ordini (e della produzione) in Italia

A colpi di creatività e di affidabilità, l'industria italiana dei filati si prende la rivincita sui concorrenti dei Paesi a basso costo della manodopera e, dopo un 2013 opaco, prenota un anno di ordini in ripresa. Da Cariaggi a Zegna Baruffa, da Filpucci a Lineapiù, la voce delle aziende leader nei filati, tutte a capitale familiare, indica una sola direzione di marcia: il ritorno in Italia della produzione di maglieria di alta qualità, per lungo tempo dislocata all'estero.

«Per anni tutti i grandi marchi di moda italiani e francesi hanno sostenuto un "made in" personale, basato sulla propria reputazione – spiega Paolo Todisco, ad della biellese Zegna Baruffa, 120 milioni di fatturato 2013 in linea col 2012 – ma negli ultimi tempi molti si stanno rendendo conto che i consumatori dei Paesi emergenti chiedono prodotti fatti in Italia. E, siccome nella fascia del lusso ci sono margini per produrre nel nostro Paese, questi marchi stanno rilocalizzando le produzioni qui, con il risultato che si sta affermando un "made in" dal basso».

Non è il "made in" atteso dalle aule della Commissione Ue (che, anzi, rischia di concludere la legislatura senza passi avanti sull'imposizione dell'etichetta d'origine obbligatoria), ma quello rivendicato dal mercato. «Ormai i grandi brand cominciano a richiedere anche i cartellini che attestano l'origine del filato», precisa Todisco. Conferma Piergiorgio Cariaggi, titolare della marchigiana Cariaggi posizionata sulla fascia top, 102 milioni di ricavi 2013 in leggera crescita: «I marchi francesi e americani che avevano spostato la produzione di maglieria in Cina stanno tornando sui propri passi, per costruire un comparto made in Italy. E spesso chiedono a noi di trovare maglifici italiani per soddisfare le loro richieste». Proprio per far fronte alla domanda del segmento lusso in espansione, Cariaggi ha appena presentato alla fiera fiorentina Pitti Filati una linea 'fantasia' fatta con filati nobili. «È un comparto nuovo per noi – spiegano Piergiorgio e Cristiana Cariaggi – frutto dell'evoluzione del mercato verso la gamma alta».
La creatività dei filati italiani si salda dunque col know how dei maglifici e – complice una tendenza moda favorevole alla maglia – mette le basi per risollevare il settore. «Abbiamo ricominciato a investire – spiega Leandro Gualtieri, titolare della Filpucci di Campi Bisenzio, 36 milioni di fatturato 2013 in crescita dell'8% – anche perché è tornata un po' di fiducia e abbiamo davanti un mercato che nei prossimi anni vedrà milioni di nuovi consumatori. Il futuro è legato all'alto di gamma e, soprattutto per le quantità contenute, è inevitabile il ritorno alle produzioni italiane perché Turchia e Cina non possono preoccuparsi dei piccoli numeri».

Ci crede la Lineapiù di Alessandro Bastagli, che ha definitivamente risollevato l'azienda finita in amministrazione straordinaria e oggi lanciata verso nuovi traguardi: 37,9 milioni di fatturato 2013 (+5%), investimenti in programma per due milioni in nuovi macchinari e il lancio entro l'anno di una linea di aguglieria. «In Italia ci sono tante aziende eccellenti che, come Lineapiù, potrebbero essere salvate grazie alla legge Prodi – dice Bastagli –. Perché non si allargano i requisiti per accedervi e si prova a far ripartire il Paese?»

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